— Disc Appunti

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SO WHAT

Miles Davis

A Kind of Blue. Non potevamo che cominciare da qui. Del resto quasi tutto ha origine da questo disco: il cool jazz, Miles Davis, il secondo Novecento, noi.

Una sequenza di brani di assoluta grandezza, una scaletta di nomi da brividi, una specie di Musée d'Orsay della musica contemporanea.

Miles, appunto. Più John Coltrane, Bill Evans, Cannonball Adderley, Paul Chambers e Jimmy Cobb. Come avere in campo e nella propria squadra Pelè, Garrincha e Vava. Come essere il Brasile insomma di Svezia dall'altro lato dell'Oceano e un anno dopo soltanto. E come quel Brasile prendere le regole del gioco, assimilarle, smontarle e restituirle infine differenti, infinitamente migliori e già bello che codificate. Rendere quel che era mainstream qualcosa di nuovo, di sideralmente distante da un prima che pure c'era ed era importante e un dopo di là da venire, che porterà i protagonisti dell'impresa a essere, ciascuno per conto proprio, probabilmente i migliori pianisti sassofonisti e, naturalmente, trombettisti della storia del jazz.

"So What": un disco che comincia con un'affermazione che non è una domanda laddove sembrerebbe, che non necessita di punto interrogativo se pure dovrebbe. Che ostenta spudoratezza, pienezza di sé, assoluta padronanza dei mezzi. Che è il ritratto, insomma, di Miles stesso. Un genio, uno che ha travolto, stravolto, messo in dubbio, inventato, rinnegato ogni genere e il suo contrario.

Dunque: So What? E allora? Embè?

Embè grazie, che altro. Una fortuna, essere contemporanei di musicisti come questi. Certo, esserci stati la prima volta che qualcuno ha messo a girare A Kind of Blue sarebbe stato più emozionante ancora. Forse. O forse non avremmo compreso subito. Essere pronti è un'arte complicata e nella cultura lo è ancora di più. Ma questa è un'altra storia e riguarda un artista, un genere, un brano, una latitudine differente.


SoWhat Records | Music Store Torino